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Un nuovo inizio

 

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Se fate una ricerca su Google usando le parole "insegnamento spirituale", in meno di mezzo secondo troverete più di 15 milioni di siti. E questi sono solo i siti che contengono al loro interno o nelle parole chiave la voce "insegnamento spirituale". Se fate una ricerca usando le parole "buddismo", "induismo", "advaita vedanta", "cristianesimo", "islam" ecc., di siti che hanno qualcosa da dire sull'insegnamento spirituale ne troverete centinaia di milioni. E stiamo parlando solo dei casi presenti su internet. Credo che di fatto esistano miliardi di diverse dottrine nel mondo, e questo è davvero interessante. Il mondo dell'insegnamento spirituale è come una giungla impazzita, indomita e selvaggia, ed è sorprendente se si considera che alla base di tutti i diversi insegnamenti, se guardiamo in profondità, nel loro seme, ci sono delle intuizioni semplici, delle comprensioni elementari.

C'è ad esempio l'intuizione che non esiste la dualità. A volte sentiamo dire "tutto è uno", ma in realtà quello che si sta dicendo è che non c'è due: è impossibile trovare una cosa che sia separata da tutto il resto. Questa intuizione in sé è già notevole. Un'altra intuizione dice che non c'è niente di imperfetto nelle cose o nelle persone. Non c'è niente di imperfetto in me, non c'è niente di imperfetto in te, non c'è niente di imperfetto in qualsiasi cosa, qualsiasi pensiero, idea, espressione, comportamento; non c'è nulla che debba essere corretto. Troverete anche questo in tutti gli insegnamenti spirituali: ne è il seme.

"Prima dell'illuminazione, tagliare legna e tirare l'acqua; dopo l'illuminazione, tagliare legna e tirare l'acqua." Nel corso dei tempi molte sono state le frasi usate, diversi i modi d'illustrar questi intuizioni che troviamo alla base e nel seme di ogni insegnamento spirituale: tutto è uno e tutto va bene così com'è. Com'è possibile che da intuizioni e comprensioni così semplici sia nata una tale giungla, una tale propagazione di idee in competizione tra loro?

In alcune dottrine è persino difficile riconoscere l'intuizione di base, ma c'è, se guardi da vicino, se guardi abbastanza in profondità. E tutti questi insegnamenti sembrano competere l'uno con l'altro: "Se credi in questo sei dalla mia parte." "Se credi in quello allora sei dall'altra parte." Oppure: "Vieni, ascolta i miei insegnamenti perché sono più giusti di quelli di qualcun altro." Ed è così che arriviamo anche al punto di ucciderci a vicenda. Lo abbiamo fatto da sempre in virtù delle diverse idee spirituali. Lo abbiamo fatto da quando esistono le diverse idee spirituali.

L'intero business della spiritualità è una giungla, una follia. E quando arriviamo a quel punto della nostra vita in cui capiamo che tutto ciò che abbiamo fatto non ci ha reso felici e che forse dovremmo lasciar perdere per dedicarci a qualcos'altro – magari alla ricerca spirituale – scopriamo che la nostra mente è una giungla, proprio come la giungla delle dottrine spirituali. Così ci appoggiamo all'insegnamento spirituale del caso fino a quando non ci convince più e non ci offre più la speranza di trovare ciò che stiamo cercando. Allora spostiamo il nostro interesse verso un'altra dottrina, e poi verso un'altra ancora, e ancora, cercando di farle tutte nostre. Cerchiamo anche di vedere che al centro di tutti questi insegnamenti ci sono le intuizioni sull'unità e la dualità: "tutto è perfetto", "tutto è uno".

Un'altra cosa comune a tutte le correnti spirituali – nella loro essenza, non nell'espressione – è l'idea che il nostro errore fondamentale, il nostro equivoco di base, è il malinteso su cosa siamo. Se conoscessimo chi e cosa siamo, questo malinteso svanirebbe; se riuscissimo a spezzare il legame che c'incatena all'idea illusoria di ciò che siamo, tutto diverrebbe chiaro. Questa è la premessa che dà vita a tutte le tecniche, pratiche, mantra, sutra, shastra, filosofie e meditazioni varie: l'idea che esiste un malinteso di base che si può correggere.

L'unica cosa che dà origine a tutte le nostre infelicità, tradimenti, aggressività, odio, negatività, è il malinteso su cosa siamo. Crediamo di essere la nostra vita; crediamo di essere ciò che non siamo e lo crediamo ardentemente. Questa convinzione, come tutte le convinzioni, è a noi invisibile. Crediamo di essere individui imperfetti, destinati a morire e soggetti a tutte le vicissitudini della vita e basiamo su questa convinzione tutti i nostri tentativi di essere felici.

Infatti, tutte le cose insensate e futile che facciamo nei nostri tentativi di essere felice sono assolutamente ragionevole. Se sono veramente quest'individuo imperfetto, soggetto agli effetti e alle conseguenze dei miei pensieri, degli sconvolgimenti emotivi che sono parte dell'esistenza umana, allora l'unica cosa che posso fare è provare ad aggiustare, a sistemare quest'individuo.

Ma non è così. Non lo è davvero. Quindi qualunque cosa io faccia per rendere illuminato, realizzato o semplicemente in pace con se stesso questo individuo imperfetto non serve a nulla, perché ogni mia azione sarebbe rivolta a ciò che non sono realmente.

Quando ci rivolgiamo all'arena spirituale lo facciamo perché siamo scontenti delle nostre vite, perché vogliamo qualcosa di diverso da ciò che abbiamo. Entriamo in quest'arena ciecamente, cedendo alla persuasione dei vari maestri. Ma è possibile cominciare da capo. È possibile vedere chiaramente: "Sono un ricercatore spirituale perché sono scontento. Nulla di ciò che ho fatto ha funzionato veramente. Nessuna pratica o comprensione spirituale ha funzionato, nessuna pratica o comprensione materiale è servita. E non ho nessun motivo di credere che domani troverò qualcosa che funzioni in questa vasta giungla delle dottrine spirituale, visto che niente ha funzionato finora.

Forse allora potremo mettere da parte l'intera storia delle pratiche religiose, della saggezza spirituale, e ritornare all'inizio. In numerose occasioni nella storia dell'umanità, ci sono state persone che hanno visto il centro della realtà e hanno scoperto che tutto è uno, e tutto è bene; che non siamo quello che pensiamo di essere. Liberarci dalla falsa idea di ciò che siamo è l'unica soluzione per porre fine alla sofferenza e a qualsiasi ricerca. Se lo vediamo veramente, non resta molto altro da fare. Perché se è vero che il problema risiede in un'errata identificazione, allora l'unica soluzione è conoscere la verità di cosa sono. Conoscerla attraverso la diretta, consapevole e immediata esperienza della realtà di cosa sono. Non perché qualcuno mi dice quale è o perché la leggo in un libro.

Tutto il resto è irrilevante. Non nel senso che dobbiamo smettere di occuparci del resto, ma nel senso di non dargli importanza. Possiamo continuare a occuparci del resto senza dargli un peso particolare, dedicandoci invece a conoscere, in questo momento, direttamente, consapevolmente, cosa sono veramente.

Questo è l'insegnamento di Ramana Maharshi. In qualsiasi momento, in questo momento, puoi fermarti per un secondo; non sto parlando di fermare i pensieri, le idee, le sensazione del tuo corpo o le tue emozioni. Nulla di tutto questo. Semplicemente, per un secondo, smetti di prestare loro attenzione e sposta la tua consapevolezza, la tua attenzione, su cosa è, su ciò che è qui e che ti rende impossibile negare che esisti. Puoi farlo proprio adesso e vedere che questa presenza resta inviolata ed è inviolabile dalla follia che si agita dentro te.

Ramana Maharshi è stato un'eccezione. Inciampò per caso sulla verità quando aveva solo sedici anni, prima che fosse condizionato, indottrinato da alcune delle più vaste e floride giungle di concetti spirituali. Ramana Maharshi ci offre la possibilità di un nuovo inizio.

La ricerca del sé è facile, è molto, molto facile. Non serve altro tranne la determinazione a conoscere la verità. Solo questo, perché ti accorgi che nonostante quello che succede, nonostante i pensieri buoni o cattivi che vagano nella tua mente, nonostante la situazione emotiva che attanaglia il tuo corpo, nonostante quello che pensi di non capire, nonostante quello che vuoi o non vuoi, tu sei qui. Sei innegabilmente, ovviamente ed evidentemente qui. L'unica cosa di cui posso essere certo in questa vita e che io sono qui. Tutto il resto è opinabile.

In te non c'è nulla da sistemare. La ricerca del sé non vuole essere una nuova pratica spirituale da sostituire alla vecchia. Non vuole essere un'opportunità per farti diventare puro e senza peccato, per lenire pensieri ed emozioni negative, per zittire la mente, per fermare i pensieri o per ottenere qualsiasi cosa di questo genere. Vuole solo dimostrarti la facilità con cui è possibile vedere cosa sei, in questo momento, consapevolmente e senza mediazione. Forse i pensieri si fermeranno, forse no. E che importa?

Non cambiare nulla e non impedire a nulla di cambiare. Non cercare di sbarazzarti dei tuoi lati negativi o di esaltare quelli positivi. Non cercare di fermare i pensieri; non cercare di avere solo pensieri buoni invece di quelli cattivi; non cercare di eliminare l'infelicità o l'aggressività; non cercare di eliminare l'infedeltà, la sensazione di inutilità che è alla base della tua infelicità. Non cercare di fare niente di niente. Non cambiare le tue abitudini: che siano esse spirituali o mondane, lasciale stare così. Solo, ad ogni opportunità, ogni volta che ti viene in mente, ogni volta che l'idea di poterlo fare si affaccia alla tua mente, fermati per un secondo e lascia la tua consapevolezza bagnarsi in questa presenza, questo tuo essere qui. Vedi che è imperturbato, che è imperturbabile. Fallo anche solo per un secondo, poi riprendi con le tue abitudini fino a quando ti verrà in mente di farlo di nuovo.

Tutto ciò che ho sempre voluto dalla vita era conoscere cosa sono. Ripeti lo spostare la tua consapevolezza, la tua attenzione, su ciò che è qui e che ti rende impossibile negare che esisti, ogni volta che l'idea di poterlo fare si affaccia alla tua mente. Col tempo, questa comprensione satura la mente e ciò che bisogna abbandonare se ne va senza sforzo mentre ciò che deve rimanere, rimane, senza bisogno di fare nulla per trattenerlo. E la consapevolezza di questa vasta, presente, silenziosa realtà che sei tu, che hai sempre conosciuto e che non è mai stata assente, s'insinua nella tua vita di tutti i giorni. È possibile che non te ne accorga nemmeno… Si insinua, penetra, satura la vita di tutti i giorni fino a quando, fra un mese, fra dei mesi o fra un anno, dirai: "Non mi sono sentito inquieto da un bel po' di tempo a questa parte..."

La pace è sempre qui. La libertà è già qui, è la tua natura. Non dipende da cosa stai facendo, buona o cattiva che sia. È la tua natura, e questa natura è sempre accessibile.

Nella mia esperienza, questo è il primo passo nella ricerca del sé di Ramana Maharshi, ma può anche essere l'ultimo. Non ci sono altre cose da fare per vedere cosa sei. Non c'è altro da fare, niente da eliminare, niente da acquisire. La giungla degli insegnamenti spirituali resta una giungla, solo una giungla, non un problema. La giungla degli sconvolgimenti emotivi non è un problema, è solo una giungla.

Grazie. È tutta la sera che desidero parlarti, fin da quando sono arrivato. Ho provato a non programmare quello che voglio dirti. Voglio essere presente con tutti qui. Innanzitutto voglio dirti che ti voglio bene.

Il sentimento è reciproco.

Grazie. Credo che la cosa migliore sia esprimerti la mia gratitudine.

Gratitudine per cosa?

Per quello che mi hai dato. Non solo tu, ma anche tutti quelli che sono venuti prima di te, che sono arrivati a me grazie alla tua presenza, in particolare Ramana. L'altro mio desiderio, vorrei che aiutassi il mio cuore ad aprirsi all'amore che mi arriva grazie a tutto e tutti…

Lascia che ti chieda una cosa: cos'è per te l'amore? Lo percepisci come un sentimento emotivo? Uno stato emotivo?

È tutta la sera che sento una sensazione bruciante nel cuore. La mia mente dice che forse non è amore. Ho anche la sensazione di vedere l'amore attraverso i tuoi occhi. Quando guardo nei tuoi occhi ho la sensazione di questa sconfinata vastità che interpreto come amore.

Io vedo la stessa cosa, vedo spazio infinito quando guardo nei tuoi occhi, non c'è nessuna differenza. Ma questa storia dell'amore diventa veramente ingannevole quando lo portiamo nella mente. Tutti vogliamo l'amore, tutti noi lo desideriamo, non è vero? Nel senso che se potessimo avere qualsiasi cosa, diremmo: "Tenetevi pure l'illuminazione e datemi l'amore." Questa storia dell'amore è come quella della saggezza spirituale. La vogliamo ma non sappiamo cos'è; abbiamo un sacco di idee a riguardo e queste idee ci sono state tramandate da genitori, amici, amanti, dai film, dalle canzoni, dai libri, esattamente come è accaduto per l'insegnamento spirituale.

Sappiamo che l'amore è il centro di tutto, ed è vero, lo è. Ma la nostra ricerca dell'amore avviene nella giungla impazzita delle mille idee di cos'è l'amore. Per la maggior parte delle persone l'amore è una cosa che riguarda il piano personale: voglio che ami me invece di lui; voglio che ami me soltanto; voglio amare te; voglio sentirmi amato da te; voglio sentirmi a mio agio; voglio sentirmi ben accolto, rilassato; voglio che duri per sempre; voglio che non finisca mai. Voglio l'amore romantico, innamorarmi e sentirmi pazzo, perso in questa temporanea follia che è l'amore romantico.

Scommetto che se cercate su Google la parola "amore" troverete ben più di 15 milioni di siti. Ci avviciniamo all'amore con la stessa follia, con la stessa confusione con la quale ci avviciniamo alla ricerca spirituale. Non sappiamo cosa sia, ma sappiamo che ci piace, sappiamo che la vogliamo.

Consideriamo per un momento il fatto che l'amore, per avere valore, deve essere incondizionato. In parole povere: se mi ami per via di una mia caratteristica, se io perdo quella prerogativa perdo anche te e perdo il tuo amore. Se mi ami perché sono un certo modo, se divento diverso allora perdo il tuo amore.

Noi tentiamo di trasformare l'amore romantico in amore senza condizioni vincolandolo con catene, giuramenti, promesse, leggi e cose di questo genere, è questo in sé non è un problema. Ma se vogliamo che l'amore abbia anche solo un minimo di valore, deve essere amore senza condizioni. Il che significa che mi ami anche se sono stupido, anche se sono cattivo, anche se ho torto, anche se sono brutto. Questo amore non ha condizioni, non è subordinato a nulla.

Se cominciamo a guardare nell'amore incondizionato, notiamo che nella sua vera essenza non possiede una componente emozionale, e che la definizione di amore senza condizioni significa amore che non si preoccupa. Non si cura di niente ed è permanente, non cambia mai, rimane inalterato nelle vicissitudini della vita e non è mai assente. Quello, senza ombra di dubbio, sei tu. C'è soltanto un fenomeno permanente che non cambia mai, che non è mai assente: sei tu.

Perciò l'idea stessa di volere l'amore, di cercare l'amore, è in sé negazione dell'amore. Tutti i maestri spirituali hanno detto la stessa cosa: l'amore è l'unica cosa che esiste. Altri hanno detto che tutto ciò che esiste sei tu. È la stessa cosa. La tua essenza non rifiuta nulla, non pone resistenza a nulla, non ha nessun interesse in quale sia la forma di qualsiasi cosa. L'amore è questo.

La follia che vedi nella tua mente, i pensieri, le perversioni, i desideri che si muovono costantemente in te, vanno e vengono, soffrono, trovano soddisfazione o insoddisfazione dentro te. Senza di te niente di tutto questo potrebbe esistere. Tu sei l'oceano d'amore nel quale ogni cosa è benvenuta, e lo è sempre stata. Se vuoi l'amore guarda in te stesso e osserva se qualcosa è assente.

Si quello è l'amore, non c'è nulla di assente.

Non ti sembra, allora, che l'unico amore che vale la pena di avere è l'amore incondizionato, l'amore permanente, immutabile, imperturbabile, inamovibile? Non è così? E non ti sembra che questa presenza permanente che sei tu non sia esattamente così? Permanente, immutabile, imperturbabile, inamovibile, che tutto accoglie, che tutto vede, che non disprezza nulla, non disprezza nemmeno il disprezzo.

Spesso, nella nostra vita, intendiamo l'amore come mezzo per raggiungere uno scopo: ti amo perché amo quello che l'amarti mi dà. Se intendo l'amore come mezzo per raggiungere uno scopo allora piuttosto che continuare a rincorrere l'amore ad un certo punto avrebbe più senso chiedermi: Cosa guadagnerei da questo amore se lo ottenessi? Cosa voglio da questo amore? Cosa otterrei se fossi amato? Cosa ricaverei se tu mi amassi? Cosa ci guadagnerei veramente? In cosa sarei arricchito? Cosa perderei se perdessi questo amore che sembra servirmi così tanto? Cosa scomparirebbe? Cosa verrebbe a mancare?

Niente. Nulla. L'amore che stai cercando sei tu, come tu sei il dio che stai cercando, esattamente come sei quella permanenza, pace e libertà che cerchi. Sono tutti sinonimi di te stesso. Ma nulla di tutto ciò serve a qualcosa, se è inteso come qualcosa di nuovo in cui credere per poter essere felice. Se io fossi capace di persuaderti del fatto che tu sei l'amore che cerchi, a cosa ti servirebbe? Sarebbe soltanto una nuova cosa da verificare per determinare se vera o falsa. Se Gesù Cristo scendesse dalle nuvole e ti dicesse "Tu sei amore" l'ha fatto, no?), a cosa servirebbe? Sarebbe soltanto una nuova nozione su cosa dover credere di essere, e considerarla migliore rispetto ciò che si credeva prima.

Avere un nuovo inizio vuol dire capire che niente funzionerà tranne vedere la realtà in prima persona, direttamente. Cosa sono io veramente? Cos'è l'amore veramente? Chi sono io? In questo momento l'amore è assente in me? Non c'è niente da sacrificare, niente da cambiare, niente da raggiungere, niente da fare rispetto la tua vita di tutti i giorni. Solo, ogni volta che ti ricordi, fermati per un secondo e lascia entrare la tua conscia attenzione in questa presenza, questo tuo essere qui, e tutto andrà a posto da solo.

Grazie molto per questa esperienza, anche se devo dire che mi sento solo al margine. Non ho proprio afferrato.

Sei sempre al margine delle cose tranne quando sei faccia a faccia con te stesso, anche se solo per pochi attimi. Tutto il resto del tempo resti solo al margine. Ma va bene così. Sarà il guardare te stesso che, piano, piano, s'impadronirà di te.

è molto chiaro. Arrivi vicinissimo al punto della questione, al mio sentirmi sul margine della paura. Mentre ti ascoltavo avevo l'impressione che l'amore è molto forte e che non devo sentirmi minacciato dai miei pensieri, o sentirmi immeritevole, o che soccomberò alla paura, o che ripeterò gli errori del passato.

E anche se lo fai, anche se soccombi alla paura, anche se ripeti gli errori del passato, tu resti immutato, non cambi per questo, resti intatto. Puoi notarlo da solo.

Posso vedere tutto questo nei tuoi occhi. Ora il mio cuore si è calmato un po' e riesco a sentirlo anche lì... è un'esperienza che pervade l'intero corpo...

è un'esperienza che comprende l'intero cosmo.

Si, è così. Grazie, grazie tantissimo.

Grazie a te. Sono molto contento di essere stato qui con te.

Si, anch'io.

***

Quello che hai detto sembrava detto apposta per me perché ho lottato molto con questa identificazione errata di cosa sono. Mi è venuto in mente un corso al quale ho partecipato tempo fa. A un certo punto del corso, eseguivo i movimenti automaticamente, e l'insegnante, una persona molto accorta, mi disse: "Non sei qui, e se non sei qui, voglio sapere chi è qui, voglio sapere chi è questo mio studente." Riconosco cosa domina la mia vita di tutti i giorni: è qualcosa che credo essere me, un piccolo me, un me molto limitato. Non è il vero me. è un'identificazione erronea con la quale mi immedesimo completamente.

è interessante quello che hai detto, che ti governa un "piccolo me". Di fatto a governarti è un meccanismo di causa ed effetto, quello che a volte è chiamato karma. Hai la sensazione che colui che agisce, colui che pensa, colui che è responsabile delle tue azioni e così via, sei tu. Dentro te prende forma l'idea che tutta la follia di questo mondo ha a che fare con te, e anche che questo "piccolo me" è in controllo della tua vita. Questa è l'identificazione erronea, il malinteso su cosa siamo: quest'idea di essere limitati, separati, spezzati è un convincimento molto profondo che né le discussioni né la persuasione servirebbero a cambiare. L'unica soluzione per questa falsa convinzione è la verità.

Nulla di ciò che accade dentro te e nella follia della tua vita ha importanza ai fini della realizzazione della realtà. L'unica cosa che ha importanza è la volontà di vedere veramente, qui ed ora, in questo momento, cosa sono.; Non è vedere ciò che sono come permanente, eterno, come libertà, consapevolezza. Nient'affatto. Significherebbe solo adottare una nuova convinzione su cosa sono. L'importante è vedere ciò che sono veramente, è vedere che sono qui.

E questa esperienza è assolutamente accessibile. Come potrebbe non esserlo? Tu sei qui, sei sempre qui. Perfino l'idea di te stesso come un'entità separata, limitata, spezzata, soggetta alle vicissitudini della vita è semplicemente un pensiero, un'idea, e non c'è bisogno di eliminarla. Tutto ciò che va eliminato è la convinzione profonda, nascosta, non riconosciuta, che tu sei quell'idea. Il problema in sé non è l'idea, ma la convinzione che tu sei quell'idea.

Se capisci questo punto chiaramente, se riesci a vedere attraverso la giungla degli insegnamenti spirituali, ti sarà chiaro che non puoi fare niente per correggere l'idea di te stesso come entità limitata, spezzata, soggetta alle vicissitudini della vita eccetera. Non è possibile ingrandire, chiarire, migliorare o rendere più intensa o più onnicomprensiva quest'idea. L'idea in sé è del tutto irrilevante. L'unica cosa puoi fare è vedere cosa è, lasciando stare tutto il resto. Mi segui?

Si, sei stato molto chiaro. Eppure c'è una parte di me, la mente, che dice: "Si, ma..." Forse ho bisogno di una piccola chiarificazione. Da giovanissimo, ho seguito un certo sentiero spirituale. Leggevo Krishnamurti e tentavo di essere consapevole e di osservarmi. La sensazione che ho è che perfino la parte di me che osserva è una falsa personalità.

Certamente, cos'altro potrebbe essere? Quello che voglio farti capire è che perfino quel "ma" va bene. In altre parole, quello che ci interessa non è l'eliminazione del "ma...". Non vogliamo eliminarlo, non vogliamo curarlo come fosse una malattia. Il "ma" è solo un sintomo. Il "ma"è irrilevante. Se solo tu, proprio mentre stai facendo le cose che fai di solito, se solo ti fermassi per un secondo e bevesi dalla sorgente dalla realtà permanente che è te, anche se non credi che questa realtà permanente è te, se tu bevesi da questa sorgente, tutto andrebbe a posto da solo.

Il fatto è che non mi sento capace di accedere a quello spazio. Mi sembra di incappare in altre idee...

Sei qui?

Si.

Sai di essere qui?

Si.

Non hai alcun dubbio o incertezza a riguardo?

Diciamo che sono quasi tutto qui.

Allora non sei qui? Posso persuaderti che non esisti? Vuoi che ci provi?

No, no, sono qui... ma non sono ben integrato. Alcune parti di me non sono qui.

Va bene anche così, non c'è bisogno di essere integrati... Sei qui?

Si. In questo momento sono qui.

Se ti fermi e ti osservi, vedrai che sei sempre qui. Non crei il tuo essere qui. Tu sei qui e basta. è una cosa che non noti spesso perché sei abituato a osservare i tuoi pensieri, i tuoi "ma", le circostanze, la consapevolezza, la coscienza e tutte le altre cose che sei abituato a osservare. Tutti siamo abituati ad osservarle. L'idea di doversi sbarazzare di queste cose è stupida. Questo è quello che facciamo di solito: guardiamo i nostri pensieri, guardiamo i nostri sentimenti, le nostre esperienze, le nostre relazioni, le nostre comprensioni, i nostri "ma", i nostri dubbi... C'è solo una cosa sulla quale non abbiamo mai alcun dubbio: il nostro essere qui. Non è così?

è una comprensione nuova che lascio filtrare in me. Ho la sensazione che possa rivelare molte cose...

Rivela moltissimo e non ha bisogno di essere capita. La comprensione verrà da sé. Il primo passo non è la comprensione; il primo passo è fare come quando sei seduto qui con me e io ti chiedo: "Sei qui?" Tu ti fermi un momento, ti osservi e rispondi: "Si, sono qui." Ogni volta che ti ricordi, guarda e chiedi a te stesso: dove sono? Cosa sono? Sono qui? Come faccio a sapere di essere qui? Come faccio a saperlo veramente?

Io non so se tu sei qui, potrei anche dire che non ci sei. Posso negare che questo vaso di fiori sia qui, perché tutto e tutti, tu, loro, questa costruzione, questa stanza, questo mondo, questo universo, sono esperienze secondarie che appaiono nella mia mente e che ho imparato a chiamare per nome: tu, me, i fiori e così via.

Di fatto non puoi avere la certezza che io sia qui. Per quanto ne sai potresti essere legato al letto in un manicomio e sognare questo incontro, le persone qui presenti, questa conversazione. Ma tu sai di essere qui. Anche se tutto il resto non fosse vero, tu sei reale, non lo puoi negare. Quello che ti chiedo è avere questa certezza ogni volta che ti viene in mente di cercarla. Quello che sto dicendo è che facendo questo semplice esercizio, la comprensione verrà da sé. Quello che va visto sarà visto, quello che va abbandonato se ne andrà, quello di cui hai bisogno rimarrà. Soltanto, ogni volta che ti ricordi, ogni volta che puoi, fermati per un secondo e guarda; cerca cos'è che ti dà la certezza di essere qui. Non ti preoccupare del resto, non ti preoccupare delle tue abitudini, delle varie pratiche spirituali, delle diverse comprensioni, delle intuizioni, delle falsità, delle verità... Le cose andranno in prospettiva da sole se ogni volta che puoi guarderai ciò che sei.

Grazie.

Di niente. Questo è alla radice delle varie dottrine, alla radice di tutto, e da questa radice nasce la giungla selvaggia degli insegnamenti, degli comprensioni, della ricerca spirituale, e delle pratiche.

****

Tempo fa mentre lavoravo, ascoltavo un podcast di un tuo incontro dove dicevi: "Non devi fare nulla di speciale, tu sei già qui. Non c'è bisogno di leggere nessun libro a proposito." Mi chiedevo cosa intendevi dire. Io ho letto moltissimi libri, ho praticato moltissime sadhana e cose del genere, ho seguito tanti insegnamenti e Maestri diversi che in quel momento ho pensato: "Ma dai, questo è un approccio al ribasso, non può essere così, non può essere vero, non è fattivo." Questa è stata la mia prima reazione, anche se ho continuato ad ascoltare e ho scaricato altri incontri. Personalmente credo di avere delle difficoltà con l'idea di non dover fare nulla, che nessuna delle mie azioni possa cambiare la mia realtà.

Quanto successo hai avuto finora dandoti da fare per cambiare la tua realtà?

Credo che alcune mie azioni abbiano cambiato il mio modo di percepire la realtà.

Cosa intendi per azioni?

Praticare delle discipline, meditare ogni giorno, anche se non lo sto facendo da molto tempo. Ma quando lo facevo mi faceva sentire bene...

Perché hai smesso di farlo?

Perché mi ero stancato. Desideravo più caos.

Giusto. Posso relazionarmi molto bene a quello che dici, ed è esattamente ciò che sostengo. Vedi, ora hai risposto alla mia domanda su quanto successo hai avuto dandoti da fare per cambiare la tua realtà. La tua risposta di fatto è: non molto.

è vero, ma voglio sentirmi in controllo della mia vita e del mio destino.

Senza dubbio lo vuoi. Tutti lo vogliamo.

Posso fare delle cose, capisci, ma poi sento che sto perdendo le altre realtà. Sento parlare di esperienze mistiche e di un sacco di cose che altre persone vivono...

Puoi sicuramente vivere quelle esperienze. Puoi trovare il giusto sadhana, la giusta pratica spirituale per te, e allora vivrai quelle esperienze. Alcune saranno piene di beatitudine, altre saranno orribili. Ma trovando la disciplina adatta a te, troverai il sentiero che ti guiderà a quelle esperienze.

Ma la cosa che le accomuna tutte è il fatto che un dato momento sono qui e il momento successivo sono sparite. Questa è la natura di tutte le esperienze. Non importa quanto grandiose siano, non importa quanto magiche, mistiche o travolgenti siano: se un'esperienza non è qui ora ma si manifesta in seguito, puoi essere certo che sparirà di lì a poco. Puoi avere esperienze mistiche così come puoi avere esperienze mondane: non c'è alcuna differenza.

Per usare un'espressione di Trungpa Rimpoche: "Non esiste alcuna differenza tra il materialismo spirituale che cerca la presenza di dio attraverso esperienze di consapevolezza, di apertura e così via e il materialismo materiale, che ricerca relazioni, sesso, potere, fama, denaro, benessere ecc." Anche il risultato sarà lo stesso. Se ti dedichi alla ricerca di esperienze spirituali le avrai, ma poi ti abbandoneranno, lasciandoti vuoto. Lo stesso è per le cose mondane: se sei abbastanza bravo potrai avere potere, sesso, amore, fama, denaro e così via. Ma come per le esperienze spirituali, quelle cose arrivano e poi se ne vanno, lasciandoti vuoto e senza averti dato quello che volevi veramente.

E non sto predicando contro queste discipline. Io non predico contro niente, non ho alcun interesse che la gente abbandoni le proprie pratiche spirituali. L'unica cosa che ho da dire è che proprio in questo momento, mentre parliamo, ciò che è permanente è già qui. Tu sei già qui. Tu non sei i tuoi pensieri; questi vanno e vengono. Non sei i tuoi desideri; questi vanno e vengono, cambiano, si modificano. Non sei l'anelare a qualcosa di più; anche questo va e viene, soddisfa per un momento poi non soddisfa più. Tu sei ciò che non cambia mai, che non è mai assente, che è sempre presente. Quello che ti dico è che se tu, senza cambiare o abbandonare nessuna delle tue abitudini, delle tue pratiche, perfino senza abbandonare il desiderio delle esperienze spirituali di cui hai letto o sentito dire, ogni tanto, quando ti capita, cerchi cosa ti rende certo della tua esistenza. Allora il resto andrà a posto da solo.

Non ha importanza se metti in pratica quello che ti ho detto o no, davvero. Non importa se continui a soffrire inseguendo falsi dei. La realtà di ciò che tu sei non cambia. Nulla può cambiarla e puoi verificarlo da solo: tu sei qui. Sei forse diverso da venti o trenta o cinquant'anni fa? Davvero? è così, quello che fai non ha importanza. Puoi vivere la tua vita rincorrendo falsi dei, desiderando quello che non puoi avere, rimpiangendo quello che perdi; va bene così. Queste cose non possono cambiarti; tu sei la realtà stessa.

Ma se nel corso di questa vita vuoi farla finita con queste cose, c'è una sola cosa che da fare, e non ha nulla a che vedere con rinunciare alle cose materiali, nulla a che vedere col rinunciare ai cattivi pensieri, nulla a che vedere con eliminare i desideri. Niente di tutto questo. Ha a che fare con questa singola azione: cerca di vedere cosa sei ogni volta che ti capita, ogni volta che ti è possibile. Questa è l'azione che mette fine a tutto. Questo è ciò che puoi fare.

Grazie.

Ti è d'aiuto?

Voglio qualcosa per farla finita con tutte quelle cose.

Certo che lo vuoi.

Intendo dire, qualsiasi cosa faccio non mi rende veramente felice. Non importa dove vivo, non importa quale carriera hoscelto, è tutto più o meno la stessa cosa.

Questa è la risposta alla mia prima domanda su quanto successo hai avuto finora dandoti da fare per cambiare la tua realtà.

Giusto!

Vedere te stesso è ciò che stai cercando, probabilmente ora non lo capisci, ma questo è ciò che stai cercando. Un'altra cosa che devi considerare è che tu dici: "Voglio qualcosa che ponga fine a tutto questo." Chi è questo "io" che desidera porre fine a tutto questo cercare?

Non lo so.

Lo so che non lo sai. Quello che sai è che "Io voglio questo, io voglio quello, io voglio arrivare là..." Dato che tutte queste azioni, tutti questi desideri, iniziano e finiscono con "io", perché allora non scoprire cosa è questo "io"? Quanto difficile potrà mai essere? "Io" è molto più vicino a te di tutte le cose che hai fatto finora. Tu sai che queste cose sono nel passato, o nel futuro, o alla fine di un lungo percorso, ma "io" è sempre qui.

Grazie.

Hai capito?

Si.

***

Io ho così tante domande...

Non le hai avute per parecchio tempo.

Non ho altro che domande... Non mi sembra che questo mio piccolo sé abbia molto da dire a proposito di quello che accade.

Sono d'accordo, e mi spingerei anche oltre aggiungendo che non ha nulla da dire su niente.

Non capisco come quelle cose si manifestano nella consapevolezza, la grandiosità che noi siamo, la vastità dell'amore che noi siamo... Come funziona? Le controlliamo? Vediamo cosa fanno?

Hai provato a controllarle? Vedi, se provi a controllare una cosa, lo fai perché senti che nella tua vita c'è una posta in gioco.

Oh si, infatti io vado a votare.

Bene, sono a favore di chi vota. Sono contento che tu lo faccia. Vedi com'è però, hai cominciato parlando del tuo "piccolo sé", questa entità frammentata che non ha nulla da dire riguardo ciò che accade, e poi alla fine dici di andare a votare.

Sto cercando di ottenere un determinato effetto.

E non hai niente da dire anche su questo, giusto?

Esatto.

Vedi, vuoi avere qualcosa da dire ma non ce l'hai, e la ragione di questo è che tu non sei quello che va a votare, e lo sai! Tu sei la permanenza che hai visto, permanenza incondizionata nella sua volontà di lasciare che tutto sia, che le cose vadano e vengano, di votare o non votare, di odiare o d'amare. Tu sei questo, e lo sai.

è permettere a qualunque cosa di accadere. Non è controllare cosa accade.

La realtà che tu sei non ha interesse a permettere o non permettere qualsiasi cosa. Tu sei l'oceano dove tutte queste cose avvengono. Quando la notte sogni, chi crea il personaggio del tuo sogno e gli fa fare quello che fa? Non puoi essere tu, non può essere il personaggio del sogno.

Dicono sia parte della mente. Maya, illusione.

Si, proprio come chi vota. Ma non c'è bisogno di escogitare una teoria esaustiva su cosa è questa commedia. C'è già una gran quantità di teorie sul sogno della vita ecc. Ma sono irrilevanti. Ciò che conta è che tu sei questa permanenza, e già lo sai. E chi se ne frega se il personaggio del tuo sogno vota o non vota, ama o odia, è confuso o ha chiarezza?

è solo una commedia.

Esattamente. Siamo stati insieme in questa avventura sei anni fa. Questa entità è più rilassata, e non hai niente da dire a proposito di quello che succede. Questo è un effetto della ricerca di sé.

Ho capito che non c'è null'altro da fare se non che arrendersi. Eppure sento ancora una certa responsabilità nel recitare la mia parte.

Certamente, nessun problema in questo. Ci sono correnti spirituali che professano il ritirarsi dal mondo e cose del genere, ma sono una pazzia. Come puoi ritirarti dal mondo quando il mondo è dentro te e non tu ad essere nel mondo? Il mondo appare, viene, va, danza e gioca dentro te. Quando qualcuno chiese a Ramana "Maestro, come devo vivere la mia vita ora?" egli rispose: "Vivi la vita come un attore sul palcoscenico." Si, recita il tuo ruolo, perché no? Che male c'è?

è solo che non conosco niente del resto di me. Voglio sapere.

Nessuno lo conosce e va bene così! Va bene. Che problema c'è a voler sapere? Che problema c'è a cercare di conoscere? Nessun problema. L'unico problema nasce quando faccio una cosa immaginando di ottenere appagamento da un'area della vita che non è in grado di darmelo. Se faccio qualcosa per avere più conoscenza, che già so non potrà darmi nient'altro se non che conoscenza, qual è il problema? Se mi metto a giocare a scacchi con mia moglie e cerco di vincere a tutti i costi, che problema c'è? La cosa non mi dà o non mi toglie niente. Cosa sono io in realtà? Sono questo elettore? Questo giocatore di scacchi? Questo ricercatore di conoscenza? Questo va e vieni?

Deve esserci un motivo però, perché la consapevolezza infinita non esiste senza motivo. Non siamo qui senza motivo...

Esiste per vedere. Esiste per essere, per vedere la verità. Ramana diceva che lo scopo della vita è conoscere cosa sei. Lo scopo dell'esistenza è conoscere la verità. Nulla ha importanza tranne la verità.

Ma possiamo conoscerne ben poca...

La puoi conoscere tutta, qui e ora. Sei qui?

è l'unica cosa che so.

Questo è quanto. Questa è la verità, è l'unica cosa che sai con certezza. Tutto il resto è gioco, solo un gioco. La verità sei tu. Questa è la ragione per la quale sei qui, solo per questo. Tutto il resto è un gioco.

La comprensione di queste cose mi arriva a sprazzi... e vedo quanto tutto è bello.

Anche quello è un gioco. Tu sei bella, guarda e riconosciti, sei tu.

Non capisco come.

Va bene che tu non lo capisca... Va bene che tu lo voglia capire... Ma non è la verità, non ha nulla a che fare con la verità. Tu sei la verità, il resto è gioco. Come tutti quelli che sono stati bambini sanno, giocare può essere una cosa molto seria. Quando la certezza della realtà di ciò che sei è presente nella tua consapevolezza, anche quello è solo un gioco. Tutto va bene così. Niente di ciò che fai è giusto o sbagliato, tranne vedere te stesso direttamente, consapevolmente. Ed è facile perché tu sei qui.

Quando sono preoccupata ricordo a me stessa: "Un momento, la morte non esiste. Perché preoccuparsi?"

Quando ti preoccupi o hai paura, osserva e guarda cosa sei. Quello che devi fare è tutto qui: guarda e vedi cosa sei. Non ci sono conclusioni da trarre. La medicina in sé consiste nel vedere cosa sei. Da questo vedere nasceranno tanti pensieri, ma sono secondari. La medicina in sé consiste nel vedere.

Medicina! Questa me la devo ricordare!

è stato un piacere averti visto.

***

Molto di quello che ho ascoltato mi incuriosisce, come questa idea della permanenza o la tua domanda "Sei qui?". Stasera, mentre ti ascoltavo, c'erano momenti in cui ero qui, altri in cui non ero qui, ero da un'altra parte. Questo mi suscita molte domande, così come la tua sfida a conoscere me stesso. Sento che qui trovo aiuto per vedere me stesso. Lo sento qui e ora, però quando sono nel mio mondo abituale o quando me ne torno a casa, la mia esperienza cambia. Devo confrontarmi con molte resistenze, perfino verso pormi la domanda "Chi sono io?" Per la maggior parte del tempo non so cosa faccio, di norma mi comporto in modo inconscio. Ho bisogno di aiuto ma non so quale sia la mia domanda. Chi sono? Sono uno o sono una moltitudine? In questo momento mi sembra di essere una moltitudine.

Quando ti chiedo di vedere cosa sei, non ti sto chiedendo di creare una nuova storia su cosa sei. La tua storia è in sé basta e avanza. Ti sto chiedendo di guardare direttamente, in anticipo su ogni pensiero a riguardo, la realtà di com'è essere qui e ora. So per esperienza diretta che la maggior parte della nostra vita la passiamo fra le distrazione nel mondo, focalizzati a ottenere, trattenere, essere al sicuro, sapere ecc. La medicina che offro consiste nel guardare direttamente la realtà che sei tu, per un secondo, ogni volta che puoi, non come una soluzione finale tipo "Se lo faccio correttamente allora tutto andrà a posto."Assomiglia un po' a prendere gli antibiotici. Ogni volta ti ricordi, guarda e verifica. Tu sei qui, giusto? Lo sai, vero?

Si, sono qui.

Si, sei qui. Qualunque sia la cosa che rende innegabile il tuo essere qui, ogni volta che puoi, usala. Non come se fosse qualcosa di risolutivo, ma come se fosse una medicina. Io non mi aspetto in nessun modo, non nutro nessuna speranza e non ho nessun desiderio di vedere scomparire la pazzia di questo individuo. Non mi interessa se le cose cambiano; il fatto in sé è semplicemente irrilevante.

Vedrai che dopo questo incontro, nei prossimi giorni, ti capiterà una volta o due al giorno, o forse una volta alla settimana, di pensare: "Aspetta un attimo. Sono presente? Come faccio a saperlo? Cos'è presente in questo momento che mi dà la certezza di essere qui?" Assaporerai la risposta, e quella è la medicina che col tempo ti curerà dalla tua follia. Non c'è nulla che puoi fare per la tua propensione a distrarti e così via. Non ci puoi fare niente. Se ci provi è uno spreco di tempo e di energia. L'unica cosa che puoi fare è accedere direttamente, consapevolmente, senza mediazioni, all'esperienza di essere. A questa esperienza puoi accedere sempre, e il fatto che sia sempre disponibile significa che non importa se ti ricorderai di assaporarla nuovamente dopo una settimana: è sempre lì.

Essere nel momento...

Lo sei sempre, non importa quanto spesso te ricordi di provarlo. Sei qui, questo non cambia. Assaporare il tuo presente è sempre accessibile: questa è la medicina. Se la prendi senza attribuirle un'importanza diversa dal prendere un qualunque antibiotico, tutto il resto andrà a posto da solo. Questa è la semplicità del dono di Ramana.

Tutto quello che hai detto lo capisco solo intellettualmente...

Basta anche quello. Fammi sapere come va, intesi?

Si, mi fermo qui.

Sono sette anni che cerco un modo per dire questo, per dirlo con semplicità, spogliato dalla follia che circonda la spiritualità. Ci ho provato per sette anni durante gli incontri con voi e non ci sono riuscito. Ma sono questi incontri ad offrirmi la possibilità di provare ad esprimermi con più chiarezza, di esservi di maggior aiuto. Non ho parole per dirvi quanto mi sento grato, quanto sia meraviglioso avere la possibilità di essere qui con voi.

Non c'è nulla che devi fare, nulla di cui devi liberarti, nulla da conservare. Tutto quello che serve è vedere cosa sei. Non una volta per tutte, come se fosse la soluzione finale, ma ogni volta che ti ricordi di farlo. Sarai sempre qui, non ti accadrà mai di chiederti "Cosa sono io veramente?" e non trovare nulla. Tu sei sempre qui, sempre presente, sempre accessibile a te stesso. Ve lo dico col cuore: se farete questo ogni volta che potete, senza sprecare nemmeno un secondo per rimpiangere le volte che non lo avete fatto, tutto andrà a posto. I momenti in cui sei perso nei sogni sono irrilevanti. Gli unici momenti importanti sono quegli attimi in cui incontri te stesso direttamente, senza veli, e vedi ciò che sei.

Grazie tantissimo. Che tutti gli esseri possano conoscere se stessi.

 

Tradotto da Diwani Fatatis e Umberto Carrara.